Museo del Tesoro di San Gennaro

Museo del Tesoro di San Gennaro

San Gennaro, in suo onore si sparano fuochi d’artificio, i numerosi fedeli si accalcano intorno alle sue reliquie e i neonati vengono chiamati con il suo nome. Per i più devoti, il Santo patrono di Napoli svolge un ruolo di intermediario e confidente.

Il vescovo di Benevento, decapitato a Pozzuoli all’inizio del IV secolo, è l’emblema stesso di Partenope. Venerato come nessun’altra figura di santo, San Gennaro è un simbolo nel simbolo che travalica i confini stessi del sacro. Gran parte della sua essenza, della sua storia, è racchiusa fra le mura del Museo del Tesoro, uno dei più importanti tesori d’arte grazie alle donazioni di papi, imperatori, re, uomini illustri e persone comuni.<!–more–>

Ogni anno migliaia di napoletani affollano il Duomo di Napoli, per assistere al miracolo della liquefazione del suo sangue contenuto in due ampolle. La liquefazione è ritenuta annunciatrice di buona novella per la città; al contrario, si ritiene che il mancato scioglimento sia presagio di eventi negativi. Sono tre le date in cui si aspetta il ricorrente prodigio: la vigilia della prima domenica di maggio (prima translazione), il 16 dicembre (anniversario dell’eruzione vesuviana del 1631) e il 19 settembre (data del martirio).

La prima notizia certa della liquefazione del sangue di San Gennaro risale al 1389, ma il Santo, ben prima del miracolo della liquefazione, fu assunto a protettore della città ed in quanto tale fu insignito di doni ed onorificenze. Con il passare dei secoli il Tesoro di San Gennaro è andato sempre più arricchendosi. Tra le opere insigni del XIV secolo spiccano il Reliquiario a busto del Santo, dono di re Carlo II d’Angiò ed il Reliquario del Sangue, dalle forme di tempietto gotico, donato dai sovrani angioini, probabilmente da re Roberto il Saggio. Anche da parte della dinastia borbonica provengono doni preziosi e unici. Già Carlo di Borbone nel 1734, donò al Santo una croce con 13 brillanti e 13 rubini; il calice d’oro e pietre preziose fu donato dal re Ferdinando IV.

Nel 1769 l’orafo Michele Dato lavorò la famosa collana di San Gennaro, composta di tredici maglie d’oro con diamanti, smeraldi e rubini, cui in epoche successive saranno aggiunti altri preziosi. Una croce con 106 brillanti e 6 zaffiri fu donata da Maria Carolina d’Austria ed un’altra con 63 diamanti dalla regina Amalia di Borbone.

Museo del Tesoro di San Gennaro, Napoli

Chiusura settimanale: lunedì
Apertura: da martedì a sabato ore 09.30 – 17.00 – domenica e festivi ore 09.30-14.00
Trasporti: Metro 1 fermata Dante – Metro 2 fermata Cavour – Autobus R2 – E1

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Settimana Europea della Mobilità a Napoli

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