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Siti e aree turistiche a Napoli e Campania

Guglia dell'Immacolata
L'obelisco fu donato dal popolo a Carlo di Borbone, che desiderava vedere esposta la statua della Vergine, tutto fu organizzato dal gesuita padre Pepe, noto difensore dei diritti dei poveri e stimato dalla corte borbonica. Nel 1747 si costruì la bella guglia barocca dedicata all'Immacolata, con grande costernazione del duca di Monteleone che temeva l'abbattimento dell'alta e svettante costruzione sulla facciata del suo palazzo.

Il re avrebbe voluto collaborare di propria tasca alla grande "colletta" popolare voluta da padre Pepe, che rifiutò, per riuscire da solo (e vi riuscì) a raggranellare fra i cittadini la non indifferente cifra per pagare gli artisti.Il progetto della guglia dell'Immacolata è del Genoino su indicazioni dello stesso padre Pepe; le belle sculture sia statue a tutto tondo che medaglioni in altorilievo rappresentanti santi dell'ordine gesuita ed episodi evangelici, sono di Matteo Bottiglieri e Francesco Pagano.

Gesù Nuovo
Costruita nel XVI secolo sull'area del rinascimentale Palazzo Sanseverino, di cui conserva la facciata in bugnato a punta di diamante, fu progettata dal gesuita L. Valeriani.
Nel 1767 i Gesuiti furono banditi dal regno, la chiesa passò ai francescani riformati. Finalmente nel 1821 fu restituita all'ordine fondatore. L'interno si presenta molto fastoso per il rivestimento in marmi policromi delle pareti. L'altare maggiore, contiene intarsi di agata nera, porfido, diaspro, ametista, malachite e lapislazzuli. Sulla controfacciata è l'affresco di F. Solimena con la "Cacciata di Eliodoro" dal tempio (1725). Sul soffitto della navata centrale affreschi di B. Corenzio e P. De Matteis.

Il cappellone di S. Ignazio di Loyola, fondatore della compagnia di Gesù, fu eretto dal principe Gesualdo da Venosa, celebre madrigalista che fece uccidere la propria moglie e l'amante; La cappella della Visitazione custodisce le spoglie di San Giuseppe Moscati, medico dell’Ospedale degli Incurabili e docente universitario, il quale si prodigò per tutta la sua vita in favore degli ammalati e dei poveri, canonizzato nel 1987.

Santa Chiara e chiostro maiolicato
Opera gotico-provenzale di Gagliardo Primario, fu eretta nel 1310 da Roberto d’Angiò e dalla regina Sancia.
La chiesa visse tre "epoche stilistiche": la prima, "gotica", con il monumento funebre di Roberto d'Angiò; le tombe reali di Tino di Camaino e la grande "sala" affrescata da allievi di Giotto e Cavallini. La seconda epoca, "barocca", per il rifacimento che stravolse tutto lo stile trecentesco. La terza epoca, imposta dal bombardamento del 1943, che distrusse la chiesa fino a pochi metri da terra con un danno incalcolabile.
La ricostruzione ha riportato le linee costruttive all'originale idea francescana, le poche testimonianze che si sono salvate dall'immane rogo restano sempre di notevole interesse artistico.
La nona cappella ha conservato la struttura barocca ed è il sepolcreto ufficiale dei Borbone.Settecentesco è il bel sepolcro di Filippoprimogenito di Carlo di Borbone; di fronte, la tomba della venerabile Maria Cristina di Savoia, madre di Francesco II di Borbone, ultimo Re di Napoli, che da pochi anni riposa nella cappella dopo il lungo esilio dalla sua città.
Dietro l'altare maggiore campeggia il grande sepolcro di Roberto, che ha perduto la parte cuspidata nel bombardamento del'43. La scritta "cernite Robertum regem virtute refertum" fu dettata dal Petrarca.
Nell'ottava cappella un sarcofago greco-campano del IV sec. a.C. decorato a bassorilievo.

Il chiostro di origine gotica, fu trasformato nel 1742 da Domenico Antonio Vaccaro per volontà della Regina Maria Amalia, moglie di Carlo di Borbone.
Vi lavorarono Donato e Giuseppe Massa, della celebre famiglia di "riggiolari" napoletani, rivestendo le strutture del chiostro con stupende mattonelle policrome su disegni dello stesso Vaccaro.

Basilica di S. Francesco di Paola e Largo di Palazzo
In stile neoclassico, si ispira al Pantheon di Roma, fu fatta erigere da Ferdinando I di Borbone come ex voto per il recupero del regno nel 1816 dopo la caduta di Napoleone.
Il "timpano" ospita la statua della "Religione" tra "S. Francesco di Paola" e "S. Ferdinando", in omaggio al re. La grande rotonda centrale di 34 m. di diametro è coperta da un'immensa cupola alta 53 m., sorretta da 34 colonne corinzie e 34 pilastri, tutto in marmo pregiato di Mondragone. L'altare maggiore del 1641 è preziosamente intarsiato con porfido, agate, diaspri siciliani e lapislazzuli, opera d'arte di sicuro valore di Anselmo Cangiano, "prelevato" per disposizione sovrana dalla chiesa dei SS. Apostoli.
Altro pezzo di pregio, nella cappella a sinistra dell'atrio, è un "S. Onofrio" in preghiera di Luca Giordano.

Al centro della piazza campeggiano le due statue equestri di Carlo III di Borbone e del figlio Ferdinando IV; la statua di Ferdinando ed il bel cavallo sono di Antonio Canova, come lo è anche l'altro cavallo, che era parte della statua di Napoleone commissionata al Canova da Giuseppe Bonaparte e successivamente acquistato da Ferdinando IV.

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