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Siti e aree turistiche a Napoli e Campania

Complesso di Santa Maria La Nova
Per far posto al Castel Nuovo fu abbattuta un'antica chiesa francescana. I sovrani angioini ne costruirono subito una nuova nel 1279 detta appunto S. Maria La Nova. Rifatta in parte nel Cinquecento da Agnolo Franco. Tra le molte opere d'arte che conserva: il soffitto dorato del 1598 con dipinti del Curia, dell'Imparato, del Santafede, del Corenzio, del Rodriguez e del Malinconico; vera antologia del tardo rinascimentale a Napoli. L'altare maggiore é di Cosimo Fanzago, davanti sul pavimento si trova la lapide sepolcrale di Giovanna la moglie di Ferrante (Ferdinando I) d'Aragona.
A sinistra, la magnifica cappella di S. Giacomo della Marca, restaurata nel Cinquecento per volontà di Don Consalvo di Cordova che l’aveva scelta come sepolcro. Di Annibale Caccavello i sepolcri del 1550 di Odetto di Foix e di Pedro Navarro.
Molto belli i due chiostri, con tombe quattrocentesche quello di San Giacomo della Marca.

Duomo e Cappella del Tesoro di San Gennaro
La Cattedrale di Napoli fu voluta da Carlo I d'Angiò e fu completata da Roberto d'Angiò. Spesso restaurata, presenta notevoli sovrapposizioni di stili. L'attuale facciata neogotica, rifatta da Enrico Alvino alla fine dell'ottocento, conserva il portale gotico del 1407 di Tino di Camaino; i due portali laterali sono anch'essi stile tardo gotico.
Di grande interesse è il fonte battesimale, preziosa vasca di basalto egiziano.
Lungo le pareti della navata centrale vi sono tele di Luca Giordano; nelle Cappelle laterali, opere di Vaccaro, Perugino, Falcone e Solimena. Ai lati della tribuna vi sono la Cappella Minutolo, con affreschi duecenteschi, e la Cappella Tocco, con un affresco di Pietro Cavallini. Un vero gioiello rinascimentale è il cosiddetto Succorpo di San Gennaro voluta dal cardinale Oliviero Carafa.

La Cappella del Tesoro (1608), voto dei napoletani al Santo patrono per la peste del 1526, è opera barocca dell'architetto Grimaldi. Il cancello d’ingresso è di Cosimo Fanzago.
La Cappella, a pianta centrale, è coperta da una cupola con affresco del Lanfranco. L'interno della cappella è il risultato del migliore Seicento napoletano. Le 51 statue d'argento dei compatroni di Napoli il primo sabato di maggio sono portate in processione per Napoli, come "sacra scorta" a quella di S. Gennaro. Il tesoro conserva i preziosissimi doni di regnanti napoletani ed europei e la mitra d'argento del 1713, tempestata di diamanti, smeraldi e rubini.
Nella Cappella si conservano le ampolle con il sangue di San Gennaro e il suo cranio. Il sangue si scioglie due volte all'anno, in maggio e in settembre, rinnovando un prodigio di cui si sono occupati scienziati di tutto il mondo.

Dalla navata sinistra si scende nella basilica paleocristiana di Santa Restituta edificata nel quarto secolo. Annesso alla basilica è il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte (363/409 D.C.), il più antico dell'Occidente perché quello del Laterano è posteriore di circa trent'anni.

Castel dell'Ovo
 Sull'isolotto di Megaride morì la sirena Parthenope. Qui sbarcarono i Cumani nel VI sec. a.C. per fondarvi Partenope; qui Lucullo si fece costruire una residenza sontuosa; qui Cicerone e Catone il censore funsero da esecutori testamentari dell'amico; qui morì Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente; qui, infine, Roberto d'Angiò eresse il castello. L'ultima radicale ristrutturazione fu fatta dai Borbone, che gli conferirono le caratteristiche attuali.
Di qui i sostenitori della Repubblica Partenopea del 1799, patriotticamente, cannoneggiarono la città per intimorire gli abitanti. 
Dall'ultimo terrazzo si può ammirare da un lato la città e dall'altro la distesa del mare col Vesuvio.
 
Intorno è il Borgo Marinaro con ristoranti famosi, fra cui "Zi' Teresa" e "La Bersagliera". 
Il danno maggiore l’isola lo ebbe con la costruzione di via Caracciolo, nel 1884-1885 nel contesto della prima e tra le più disastrose speculazioni edilizie verificatesi a Napoli, quella del cosiddetto "Risanamento", alla quale dettero il loro contributo non solo i "palazzinari" locali, ma perfino quelli che calarono avidamente da Milano e Torino.
Il nome del castello si riferisce ad una leggenda: il poeta Virgilio, vi aveva nascosto un "uovo magico", dotato del potere di difendere la città da qualsiasi catastrofe. Nel 1370, alla notizia che l'uovo era andato in frantumi, la regina Giovanna d'Angiò fu costretta a dichiarare che l'uovo era stato sostituito, che i poteri magici erano stati ristabiliti e che perciò i leali sudditi non avevano più nulla da temere.

Castel Capuano
Situato alla fine di via Tribunali, o Decumano maggiore, é il più antico dei castelli napoletani. Prende il nome dalla vicina Porta Capuana. Fu costruito come fortezza dal sovrano normanno Guglielmo I detto il Malo intorno al 1165; subì ampliamenti e modifiche prima da parte di Federico II di Svevia e poi ad opera dei re angioini, che vi risiedettero solo saltuariamente, preferendo come dimora il neonato Castel Nuovo. In questo castello nel periodo angioino fu assassinato Sergianni Caracciolo, amante della Regina Giovanna II. In seguito il castello fu dimora degli aragonesi. Nel XVI secolo, divenne Palazzo di Giustizia e carcere della Vicaria, per volere del viceré Pedro de Toledo.

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