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Hotel Europeo e Flowers: Siti turistici

Museo Archeologico
(ex Museo borbonico e Palazzo degli studi)
raggiungibile con Metropolitana linea 2

Il palazzo che ospita l'attuale Museo fu iniziato nel 1586 come cavallerizza. Nel 1612 Don Pedro Fernando de Castro, viceré di Napoli, incaricò l'architetto Giulio Cesare Fontana di progettarvi la nuova sede dell'Università.
Trasformato alla fine del XVIII secolo dall'architetto Pompeo Schiantarelli in "Real Museo" ospitava le collezioni archeologiche provenienti da Ercolano, Pompei e Stabia. Infatti, Ferdinando IV di Borbone vi trasferì la pinacoteca di Capodimonte e le raccolte della Villa Reale di Portici e del cardinale Stefano Borgia.
Il Museo fu titolato "Nazionale" da Garibaldi, inglobando le collezioni archeologiche, artistiche e bibliografiche dei re Carlo, Ferdinando IV, Francesco I e Ferdinando II di Borbone. Inoltre il Museo era stato sede di istituzioni prestigiose, quali la Società Reale Borbonica e l'Accademia di Belle Arti.
Dal 1957 (dopo che la Biblioteca borbonica fu trasferita nel Palazzo Reale e intitolata a Vittorio Emanuele II, la Pinacoteca nel Palazzo di Capodimonte) il Museo è stato destinato alle sole raccolte di antichità.

Stazione Centrale
La prima stazione ferroviaria di Napoli e d’Italia fu costruita nel 1836 per volontà di Ferdinando II di Borbone nei pressi dell’attuale stazione della Circumvesuviana e poi sconsideratamente abbattuta in tempi recenti. Già nel 1866 la stazione era stata spostata nell’attuale sito: per quanto modesta, costituì subito un centro di vita e di propulsione per traffici ed affari. Nata su progetto dell’architetto ed urbanista Enrico Alvino nell’ambito di uno studio per la riorganizzazione del tessuto viario cittadino, divenne il fulcro di tutta la zona circostante.

Originariamente, la stazione era costituita da tre padiglioni nei quali si snodavano i servizi primari: al centro la biglietteria, mentre ai lati erano ubicati il deposito bagagli ed un bar. L’intero edificio aveva una base a forma di stella ed era circondato da un giardino. Con il progressivo aumento del traffico si determinò la necessità di rivedere l’ubicazione della stazione per destinare spazi più ampi alla circolazione urbana nella zona circostante.

Tra il 1954 ed il 1960 la stazione ottocentesca fu demolita per dare spazio ad un nuovo fabbricato viaggiatori.

San Domenico Maggiore, chiesa e piazza
(1283/1324 ) L’'appoggio degli Angioini e delle varie dinastie, permise ai Domenicani di realizzare, con un continuo programma di rifacimenti, uno dei complessi monastici più vasti e più ricchi della città, sede della prima università napoletana.
L'interno a tre navate recupera una tipologia gotica presente in altre chiese angioine a Napoli. Ma la spazialità originaria, risulta sconvolta dal restauro ottocentesco di Federico Travaglini (1850-53) il quale qui propose un gusto neogotico molto diffuso in quegli anni in Europa. Alla trasformazione delle coperture seguì un rivestimento delle pareti ed una doratura degli archi e dei capitelli, ottenendo un cromatismo lontano da ogni suggestione gotica.

La cappella Brancaccio merita particolare attenzione: affrescata da Pietro Cavallini (1309) dà l'idea di come si presentava la chiesa nel Trecento.
Nella cappella del crocifisso, secondo la tradizione, Cristo parlò a S.Tommaso d’Aquino.
Nella sagrestia, sono disposti 45 feretri contenenti le spoglie dei Re Aragonesi e di personaggi come Don Ferrante d’Avalos, marito di Vittoria Colonna, che vinse e catturò a Pavia Francesco I di Valois. La chiesa custodiva, fino a qualche anno fa, la celebre Flagellazione del Caravaggio, oggi a Capodimonte, mentre è ancora visibile la copia che del celebre quadro realizzò Andrea Vaccaro.
Le quinte della famosa piazza sono formate, oltre che dall'abside della chiesa, dai Palazzi Petrucci (con scala catalana), Casacalenda (opera di Vanvitelli e Gioffredo), Corigliano e de Sangro. Al centro della piazza si eleva la guglia in marmo eretta dopo la peste del 1656 su progetto di Francesco Antonio Picchiatti e terminata nel 1737 da Domenico Antonio Vaccaro.

Chiesa del Carmine e Piazza Mercato
Domina la zona che fu teatro della rivoluzione di Masaniello (1647). Esisteva già nel XII secolo una chiesetta con un’immagine della Madonna detta «La Bruna» che fu rifatta tra il 1283 e il 1300 con il denaro che la Regina Elisabetta di Baviera aveva destinato al riscatto del figlio, Corradino di Svevia. Purtroppo il giovane principe era già stato giustiziato in Piazza Marcato ed il denaro fu destinato all’ampliamento della chiesa che ospita la sua tomba. A destra della facciata svetta l’agile campanile con una singolare cuspide a mattonelle maiolicate di Fra’ Nuvolo (prima metà del Seicento). Ogni anno, il 15 luglio, ricorrenza della Madonna del Carmine, spettacolare «incendio» del campanile con fuochi pirotecnici.

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