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Museo Archeologico
(ex Museo borbonico e Palazzo degli studi)
raggiungibile con Metropolitana linea 2

Il palazzo che ospita l'attuale Museo fu iniziato nel 1586 come cavallerizza. Nel 1612 Don Pedro Fernando de Castro, viceré di Napoli, incaricò l'architetto Giulio Cesare Fontana di progettarvi la nuova sede dell'Università.
Trasformato alla fine del XVIII secolo dall'architetto Pompeo Schiantarelli in "Real Museo" ospitava le collezioni archeologiche provenienti da Ercolano, Pompei e Stabia. Infatti, Ferdinando IV di Borbone vi trasferì la pinacoteca di Capodimonte e le raccolte della Villa Reale di Portici e del cardinale Stefano Borgia.
Il Museo fu titolato "Nazionale" da Garibaldi, inglobando le collezioni archeologiche, artistiche e bibliografiche dei re Carlo, Ferdinando IV, Francesco I e Ferdinando II di Borbone. Inoltre il Museo era stato sede di istituzioni prestigiose, quali la Società Reale Borbonica e l'Accademia di Belle Arti.
Dal 1957 (dopo che la Biblioteca borbonica fu trasferita nel Palazzo Reale e intitolata a Vittorio Emanuele II, la Pinacoteca nel Palazzo di Capodimonte) il Museo è stato destinato alle sole raccolte di antichità.

San Domenico Maggiore, chiesa e piazza
(1283/1324 ) L’'appoggio degli Angioini e delle varie dinastie, permise ai Domenicani di realizzare, con un continuo programma di rifacimenti, uno dei complessi monastici più vasti e più ricchi della città, sede della prima università napoletana.
L'interno a tre navate recupera una tipologia gotica presente in altre chiese angioine a Napoli. Ma la spazialità originaria, risulta sconvolta dal restauro ottocentesco di Federico Travaglini (1850-53) il quale qui propose un gusto neogotico molto diffuso in quegli anni in Europa. Alla trasformazione delle coperture seguì un rivestimento delle pareti ed una doratura degli archi e dei capitelli, ottenendo un cromatismo lontano da ogni suggestione gotica.

La cappella Brancaccio merita particolare attenzione: affrescata da Pietro Cavallini (1309) dà l'idea di come si presentava la chiesa nel Trecento.
Nella cappella del crocifisso, secondo la tradizione, Cristo parlò a S.Tommaso d’Aquino.
Nella sagrestia, sono disposti 45 feretri contenenti le spoglie dei Re Aragonesi e di personaggi come Don Ferrante d’Avalos, marito di Vittoria Colonna, che vinse e catturò a Pavia Francesco I di Valois. La chiesa custodiva, fino a qualche anno fa, la celebre Flagellazione del Caravaggio, oggi a Capodimonte, mentre è ancora visibile la copia che del celebre quadro realizzò Andrea Vaccaro.
Le quinte della famosa piazza sono formate, oltre che dall'abside della chiesa, dai Palazzi Petrucci (con scala catalana), Casacalenda (opera di Vanvitelli e Gioffredo), Corigliano e de Sangro. Al centro della piazza si eleva la guglia in marmo eretta dopo la peste del 1656 su progetto di Francesco Antonio Picchiatti e terminata nel 1737 da Domenico Antonio Vaccaro.

Guglia dell'Immacolata
L'obelisco fu donato dal popolo a Carlo di Borbone, che desiderava vedere esposta la statua della Vergine, tutto fu organizzato dal gesuita padre Pepe, noto difensore dei diritti dei poveri e stimato dalla corte borbonica. Nel 1747 si costruì la bella guglia barocca dedicata all'Immacolata, con grande costernazione del duca di Monteleone che temeva l'abbattimento dell'alta e svettante costruzione sulla facciata del suo palazzo.

Il re avrebbe voluto collaborare di propria tasca alla grande "colletta" popolare voluta da padre Pepe, che rifiutò, per riuscire da solo (e vi riuscì) a raggranellare fra i cittadini la non indifferente cifra per pagare gli artisti.Il progetto della guglia dell'Immacolata è del Genoino su indicazioni dello stesso padre Pepe; le belle sculture sia statue a tutto tondo che medaglioni in altorilievo rappresentanti santi dell'ordine gesuita ed episodi evangelici, sono di Matteo Bottiglieri e Francesco Pagano.

Gesù Nuovo
Costruita nel XVI secolo sull'area del rinascimentale Palazzo Sanseverino, di cui conserva la facciata in bugnato a punta di diamante, fu progettata dal gesuita L. Valeriani.
Nel 1767 i Gesuiti furono banditi dal regno, la chiesa passò ai francescani riformati. Finalmente nel 1821 fu restituita all'ordine fondatore. L'interno si presenta molto fastoso per il rivestimento in marmi policromi delle pareti. L'altare maggiore, contiene intarsi di agata nera, porfido, diaspro, ametista, malachite e lapislazzuli. Sulla controfacciata è l'affresco di F. Solimena con la "Cacciata di Eliodoro" dal tempio (1725). Sul soffitto della navata centrale affreschi di B. Corenzio e P. De Matteis.

Il cappellone di S. Ignazio di Loyola, fondatore della compagnia di Gesù, fu eretto dal principe Gesualdo da Venosa, celebre madrigalista che fece uccidere la propria moglie e l'amante; La cappella della Visitazione custodisce le spoglie di San Giuseppe Moscati, medico dell’Ospedale degli Incurabili e docente universitario, il quale si prodigò per tutta la sua vita in favore degli ammalati e dei poveri, canonizzato nel 1987.

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