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Santa Chiara e chiostro maiolicato
Opera gotico-provenzale di Gagliardo Primario, fu eretta nel 1310 da Roberto d’Angiò e dalla regina Sancia.
La chiesa visse tre "epoche stilistiche": la prima, "gotica", con il monumento funebre di Roberto d'Angiò; le tombe reali di Tino di Camaino e la grande "sala" affrescata da allievi di Giotto e Cavallini. La seconda epoca, "barocca", per il rifacimento che stravolse tutto lo stile trecentesco. La terza epoca, imposta dal bombardamento del 1943, che distrusse la chiesa fino a pochi metri da terra con un danno incalcolabile.
La ricostruzione ha riportato le linee costruttive all'originale idea francescana, le poche testimonianze che si sono salvate dall'immane rogo restano sempre di notevole interesse artistico.
La nona cappella ha conservato la struttura barocca ed è il sepolcreto ufficiale dei Borbone.Settecentesco è il bel sepolcro di Filippoprimogenito di Carlo di Borbone; di fronte, la tomba della venerabile Maria Cristina di Savoia, madre di Francesco II di Borbone, ultimo Re di Napoli, che da pochi anni riposa nella cappella dopo il lungo esilio dalla sua città.
Dietro l'altare maggiore campeggia il grande sepolcro di Roberto, che ha perduto la parte cuspidata nel bombardamento del'43. La scritta "cernite Robertum regem virtute refertum" fu dettata dal Petrarca.
Nell'ottava cappella un sarcofago greco-campano del IV sec. a.C. decorato a bassorilievo.

Il chiostro di origine gotica, fu trasformato nel 1742 da Domenico Antonio Vaccaro per volontà della Regina Maria Amalia, moglie di Carlo di Borbone.
Vi lavorarono Donato e Giuseppe Massa, della celebre famiglia di "riggiolari" napoletani, rivestendo le strutture del chiostro con stupende mattonelle policrome su disegni dello stesso Vaccaro.

Basilica di S. Francesco di Paola e Largo di Palazzo
In stile neoclassico, si ispira al Pantheon di Roma, fu fatta erigere da Ferdinando I di Borbone come ex voto per il recupero del regno nel 1816 dopo la caduta di Napoleone.
Il "timpano" ospita la statua della "Religione" tra "S. Francesco di Paola" e "S. Ferdinando", in omaggio al re. La grande rotonda centrale di 34 m. di diametro è coperta da un'immensa cupola alta 53 m., sorretta da 34 colonne corinzie e 34 pilastri, tutto in marmo pregiato di Mondragone. L'altare maggiore del 1641 è preziosamente intarsiato con porfido, agate, diaspri siciliani e lapislazzuli, opera d'arte di sicuro valore di Anselmo Cangiano, "prelevato" per disposizione sovrana dalla chiesa dei SS. Apostoli.
Altro pezzo di pregio, nella cappella a sinistra dell'atrio, è un "S. Onofrio" in preghiera di Luca Giordano.

Al centro della piazza campeggiano le due statue equestri di Carlo III di Borbone e del figlio Ferdinando IV; la statua di Ferdinando ed il bel cavallo sono di Antonio Canova, come lo è anche l'altro cavallo, che era parte della statua di Napoleone commissionata al Canova da Giuseppe Bonaparte e successivamente acquistato da Ferdinando IV.

Complesso di Santa Maria La Nova
Per far posto al Castel Nuovo fu abbattuta un'antica chiesa francescana. I sovrani angioini ne costruirono subito una nuova nel 1279 detta appunto S. Maria La Nova. Rifatta in parte nel Cinquecento da Agnolo Franco. Tra le molte opere d'arte che conserva: il soffitto dorato del 1598 con dipinti del Curia, dell'Imparato, del Santafede, del Corenzio, del Rodriguez e del Malinconico; vera antologia del tardo rinascimentale a Napoli. L'altare maggiore é di Cosimo Fanzago, davanti sul pavimento si trova la lapide sepolcrale di Giovanna la moglie di Ferrante (Ferdinando I) d'Aragona.
A sinistra, la magnifica cappella di S. Giacomo della Marca, restaurata nel Cinquecento per volontà di Don Consalvo di Cordova che l’aveva scelta come sepolcro. Di Annibale Caccavello i sepolcri del 1550 di Odetto di Foix e di Pedro Navarro.
Molto belli i due chiostri, con tombe quattrocentesche quello di San Giacomo della Marca.

Castel dell'Ovo
 Sull'isolotto di Megaride morì la sirena Parthenope. Qui sbarcarono i Cumani nel VI sec. a.C. per fondarvi Partenope; qui Lucullo si fece costruire una residenza sontuosa; qui Cicerone e Catone il censore funsero da esecutori testamentari dell'amico; qui morì Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente; qui, infine, Roberto d'Angiò eresse il castello. L'ultima radicale ristrutturazione fu fatta dai Borbone, che gli conferirono le caratteristiche attuali.
Di qui i sostenitori della Repubblica Partenopea del 1799, patriotticamente, cannoneggiarono la città per intimorire gli abitanti. 
Dall'ultimo terrazzo si può ammirare da un lato la città e dall'altro la distesa del mare col Vesuvio.
 
Intorno è il Borgo Marinaro con ristoranti famosi, fra cui "Zi' Teresa" e "La Bersagliera". 
Il danno maggiore l’isola lo ebbe con la costruzione di via Caracciolo, nel 1884-1885 nel contesto della prima e tra le più disastrose speculazioni edilizie verificatesi a Napoli, quella del cosiddetto "Risanamento", alla quale dettero il loro contributo non solo i "palazzinari" locali, ma perfino quelli che calarono avidamente da Milano e Torino.
Il nome del castello si riferisce ad una leggenda: il poeta Virgilio, vi aveva nascosto un "uovo magico", dotato del potere di difendere la città da qualsiasi catastrofe. Nel 1370, alla notizia che l'uovo era andato in frantumi, la regina Giovanna d'Angiò fu costretta a dichiarare che l'uovo era stato sostituito, che i poteri magici erano stati ristabiliti e che perciò i leali sudditi non avevano più nulla da temere.

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