Le Leggende di Napoli

Miti e Leggende di Napoli

Napoli è una città diversa dalle altre, fatta di leggende, storie misteriose e con un volto che pochi conoscono, che unisce sacro e profano. La rinomata superstizione napoletana non è semplicemente folklore e tradizione, è anche rappresentazione di un esoterismo, di un modo di essere, proveniente da molto lontano.Infatti, nonostante la città partenopea sia stata da sempre una tra le più cattoliche in Italia, ha unito, parallelamente, arti magiche ed occulte.

L’esistenza di una città sotterranea, nonché la presenza di teschi in ogni dove, il Cimitero delle Fontanelle, i teschi presenti sulla balaustre del chiostro nella Certosa di San Martino, è la dimostrazione che Napoli è un tutt’uno col mondo esoterico. Peccato si conosca ben poco di quest’aspetto.

Partendo dal sottosuolo, ammirando Napoli sotterranea o il Tunnel Borbonico, ad esempio, si conoscono i luoghi delle janare, streghe spesso dispettose, o del munaciello, uno spiritello che sale in superficie, infastidendo o aiutando chi si trova di fronte. E se il sottosuolo è la dimora del profano, la superficie è quella del sacro.

Leggenda di Napoli, Cappella Sansevero

Eppure Napoli riesce ad unire entrambi gli aspetti, senza timore alcuno di blasfemia, in un equilibrio perfetto. Ne è una dimostrazione la Cappella Sansevero, fondata dallo scienziato, alchimista e massone Raimondo Sangro, principe di Sansevero, che ipnotizzò lo scultore del famoso Cristo velato trasformando, attraverso arti magiche, la stoffa che ricopre il Cristo in marmo. Procedendo verso l’Arenella, ci si può imbattere nell’Accademia dei Segreti.

Ogni luogo di Napoli è pieno di misteri e leggende: la Chiesa di Santa Chiara, dove apparirebbe, nel giorno dell’anniversario della sua morte, lo spirito della regina Giovanna I D’Angiò nel chiostro della chiesa; Piazza S. Domenico Maggiore dove lo spettro di Maria D’Avalos, uccisa dal marito Principe Gesualdo per via della sua relazione adulterina si farebbe notare, secondo la tradizione popolare, in prossimità del Palazzo di Sansevero dove la donna fu uccisa.

Una delle più bizzarre leggende napoletane attribuisce il nome del Castel dell’Ovo all’uovo che Virgilio avrebbe tenuto nascosto in una gabbia posta nei sotterranei. La rottura dell’uovo avrebbe causato il crollo dell’intera città negli abissi del mare.

Non poteva mancare poi ovviamente la leggenda di Partenope, la sirena rifiutata da Ulisse, che distrutta dal dolore si lasciò morire sull’antico isolotto di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell’Ovo. Secondo Matilde Serao Partenope non ci ha mai abbandonato, ma vive in tutto ciò che di bello regna a Napoli.

Ma prima di concludere questo viaggio è doveroso visitare il Cimitero delle Fontanelle, unico al mondo per eccezionalità e originalità. È in quest’ossario di 40.000 resti, che si palesa il rapporto che i napoletani hanno con la morte, i defunti, la religione, la fortuna.

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