Giotto a Napoli

Sulle orme di Giotto a Napoli

Non tutti sanno che Giotto, l’illustre architetto e pittore fiorentino, dipinse a Napoli la Chiesa di Santa Chiara e alcune stanze del Maschio Angioino, considerate, per secoli, tra le maggiori opere della sua maturità artistica.

Ogni volta che si pensa a Giotto vengono solitamente in mente le opere di Assisi, Firenze e Padova. Compianto su cristo morto Santa ChiaraEppure l’attività artistica del pittore fiorentino fu caratterizzata da una quantità davvero considerevole di lavori in tutta Italia.

Giotto lavorò anche a Napoli dal 1328 al 1333, come pittore di corte del re Roberto D’Angiò.

A oggi, purtroppo, non resta quasi nulla del  grande lavoro, sia suo che dei collaboratori di bottega.  Molti affreschi e opere furono grattati via già dal Cinquecento in poi, sostituiti da motivi più affini ai gusti dell’epoca.

Poche testimonianze sopravvivono dei bellissimi affreschi di Giotto e della sua bottega napoletana a cominciare dai frammenti pittorici nel coro delle clarisse all’interno del  Monastero di Santa Chiara, il primo cantiere aperto da Giotto a Napoli, nel 1328.

Alle spalle dell’altare maggiore, di santa Chiara, sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Lamentazione sul Cristo Morto con tre figure di dolenti con lo guardo verso il basso, e alcuni motivi architettonici dipinti.

Giotto-Castel-NuovoRoberto d’Angiò, detto il Saggio, si servì di Giotto per gli affreschi della Cappella Palatina di Castelnuovo con Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Di questo ciclo, decantato dallo stesso Petrarca, restano soltanto pochi frammenti, le Figure di Uomini Illustri dipinte negli strombi delle finestre della Cappella di Santa Barbara, una sorta di “livella” di non Vip, a bilanciare gli “Uomini e donne illustri” della Sala Regia poi diventata dei Baroni.

Nella città partenopea, il vecchio maestro fiorentino aveva trovato l’ambiente ideale per coltivare la vena più “laica” del suo ingegno artistico.  Gli affreschi “profani” degli Uomini Illustri nella Sala Maior di Castel Nuovo, incredibilmente avveniristici, sono, infatti, l’espressione di un uomo che già si dimostrava proiettato verso l’Umanesimo.

Proprio l’apertura della corte Angioina fu uno dei fattori che maggiormente contribuirono allo sviluppo di quella “nuova arte” che, ben presto, creerà i presupposti per l’avvento della grande stagione rinascimentale. Difatti, tramite lo scambio culturale ed artistico tra Napoli e la Provenza, entrambe soggette a quel tempo alla dominazione angioina, la corrente giottesca, già ampiamente sviluppatasi in Italia, viene importata in Francia.

Grande fu l’influenza che il maestro fiorentino ebbe sulla pittura gotica campana e meridionale, come testimoniano notevoli artisti napoletani come il Maestro di Giovanni Barrile, Roberto d’Oderisio e Pietro Orimina. Non stupisce quindi il fatto che in più angoli della regione, da Napoli a Eboli a Casaluce, sia possibile ritrovare ancor oggi tracce di quella lezione.